Al fuori catalogo di Vittorio Bonzi

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Vittorio Bonzi
giu 11, 2026
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"Inoltro il primo post della mia neonata seconda newsletter, in cui dico in due parole che cosa intendo farne. Il post regolare coi dischi arriverà prossimamente. Non intendo importare i contatti dal Piffero perché, come già ebbi modo di dire, lo trovo antipatico; nondimeno vi invito a iscrivervi se siete interessati. Buona settimana e alla prossima!"
- Vittorio Bonzi
Pieter Claesz, Vanitas, 1634

Eccoci! Diciamo due parole su cosa sta succedendo.

Sono ormai cinque anni che scrivo di nuova musica con soddisfazione, e quattro che lo faccio mediante newsletter.

In questo tempo la newsletter del Piffero è diventata una passione vera e propria, portata avanti con una continuità certo imperfetta, ma tale che non me ne credevo neppure capace. In questo tempo ho costruito un pubblico piccolo ma, mi pare, affezionatissimo.

Ora sto pensando a molti cambiamenti nella mia vita, a nuove attività, e sento di avere qualcosa da offrire al di là di ciò che riguarda i miei amatissimi dischi. Essa è però giunta a una propria dimensione, a una propria purezza — e se voglio condividere altro, sento di doverlo fare in altro luogo.

Per questo creo questa seconda newsletter sull’altra mia passione: i libri. Certo, me ne sono occupato anche nel contesto della rubrica Libri del Piffero, su saggi di media e musica, ma sento che è tempo di estendere l’offerta parlando di altri libri.

E già vi sento: “Oh, no, un’altra newsletter di libri! Anche tu, pifferaio, ti ci metti?”

E per carità, capisco! Ma esattamente come per i dischi, voglio fare qualcosa di diverso: nulla di più facile, dal momento che condividerò con voi le mie letture, selezionate in base al gusto che ho costruito coi criteri che chi mi legge da un po’ ben conosce, ma che vale la pena di ripetere qui.

Innanzitutto, non sono mai stato un creator, o perlomeno non mi sono mai ritenuto tale, e col mondo della cultura non ci sono mai entrato per niente, se non contiamo qualche lavoro di editing quali non raccolgo più da parecchio. Negli anni sono diventato sempre più consapevole della mia estraneità a quel mondo: faccio anzi parte di un mondo, di un segmento della società che da quel mondo è tenuto fuori, per il semplice fatto che sono working class, un uomo magari articolato, ma pur sempre volgare e tranchant, e che se ha fronzoli, è perché se li sceglie.

Spontaneamente all’inizio, e poi in modo sempre più deliberato, scelgo le mie letture sulla scorta di due criteri: il primo è la facilità con cui mi annoio, che mi ha consegnato a uno stato di autoproclamato polymath (se proprio vogliamo farci i complimenti) incapace di ossessionarsi a un singolo tema più di tanto a lungo. Per questo leggo narrativa e saggistica in misura pressoché eguale, e seguendo un ventaglio di interessi abbastanza variegato.

Il secondo è che se non ho ossessioni, certo ho idiosincrasie: in particolare per il midcult, le opere medie, da fruitore che definisce la sua identità in quanto fruitore, il romanzo cachettico, borghese e sul pezzo, il saggio onnicomprensivo per il cittadino coscienzioso, la divulgazione tesa a blandire e suggestionare. Il mio costante, quantunque non sempre di successo, sforzo di evitarlo si coniuga a una strategia barbell, “a bilanciere”, che alterna studio serio e ozio, classici e genere, sforzo e distensione, impegno e disimpegno, evitando il mezzo il più possibile. Un approccio certo non inedito, ma non poi così diffuso tra gli scribacchini in rete, e che ritengo potenzialmente interessante.

Per analoghe ragioni voglio anche scansare deliberatamente i commenti sull’attualità; le cose che contano sono di respiro più lungo, e gli eventi davvero clamorosi ed epocali pochissimi per definizione.

Scriverò di libri spesso non nuovi, spesso non sbrilluccicosi, ma proprio per questo più rilevanti. Lo farò quando mi piace, quando ho materiale e quando riesco, senza tentare di assicurare una continuità come ho fatto di là.


Sebbene non abbia ancora deciso, ho poi in mente un altro cimento di cui mi è capitato di accennare: vorrò forse provare a scrivere anche di film. Non ne vedo più molti a dire il vero: sebbene in effetti il recente, rampante declino dei cinema sia coinciso con un ritrovato piacere di andarci, resta il fatto che di solito non impazzisco, diciamo così, per il catalogo e che la scarsella piange, per cui non mi accade spesso. Ma dal momento che ho sempre avuto la sensazione che il pubblico cinefilo sia mediamente persino più conformista degli altri pubblici, a maggior ragione penso che il punto di vista aberrante che ritengo di avere possa aggiungere qualcosa.

Su un piano più concreto, questi i miei intenti:

  • a differenza di quanto vesto i panni del pifferaio non seguirò alcuna cadenza particolare; quando ho finito un libro e me la sento, scrivo.

  • Come dicevo, saranno classici, romanzi e saggi, e spesso cose non nuove, facilmente reperibili in biblioteca se non di pubblico dominio: su un altro versante, leggo sovente saggi disponibili solo in inglese, e senza traduzione. Le mie proposte più, per così dire, commerciali andranno in questa direzione.

  • Se scrivo di film (e resta un “se”), intendo occuparmi spesso di film presenti in rete gratuitamente in modo lecito, resi di pubblico dominio per esaurimento del loro ciclo commerciale o per scelta degli autori. È un patrimonio non piccolo, sottovalutato, e mi ricorda quel che la rete avrebbe dovuto essere, e per un breve tempo felice è anche in buona parte stata.

E non scriverò mai di serie, perché non le guardo: i limiti al tempo libero richiedono sempre dei sacrifici, e accade che questo sacrificio mi sia stato più facile di ogni altro. D’altra parte, se mai riprendessi, sarebbe con scelte leggere e formulari; negli anni ho capito che le serie intelligenti mi appesantiscono troppo.

Per il resto, intendo usare questa newsletter anche per varie iniziative che mi riguardano. Banner e aspetto non li ho decisi e anche l’icona è provvisoria; ogni cosa a suo tempo.

Bene, direi che per ora è tutto. Se la cosa vi sembra intrigante vi invito a iscrivervi. Alla prossima dunque!

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